Abbigliamento: Il tipico copricapo orientale Dǒu lì o Sugegasa

cappello orientale kasa

Il famoso cappello a cono, il cui nome in realtà è, a seconda della sua provenienza, Dǒu lì (Cina), Sugegasa (Giappone) o Nón lá (Vietnam) ha una visione piuttosto banalizzata nel mondo occidentale ma presenta alcune caratteristiche sconosciute a molti. Questo cappello particolare è un tipo di copricapo fatto originariamente di paglia e bambù in Cina/Giappone o di foglie generali in Vietnam. Storicamente questo cappello particolare è stato modificato dalla società giapponese per applicare il suo utilizzo nell’ambito militare e fu chiamato Jingasa. Con il termine Kasa in Giappone si intende tendenzialmente un qualsiasi tipo di cappello generico. Questo termine, quando è preceduto da un’altra parola, cambia e diventa Gasa per specificare un particolare tipo di cappello orientale.

Esistono così moltissime varianti di Kasa:

Amigasa: Variante utilizzata soprattutto nella danza femminile di Awa Odori. La sua forma è leggermente appiattita per conferire un aspetto estetico migliore durante le cerimonie e le feste.

Fukaamigasa:

Variante del cappello di guerra, usato soprattutto dai guerrieri samurai. Presenta un pennacchio sporgente sulla sommità.

Jingasa: Cappello di guerra, utilizzato principalmente dai samurai (spadaccini) e dagli ashigaru (arcieri). Per un determinato periodo di tempo entrò a far parte della vita militare dei soldati giapponesi.

Sandogasa: Fa parte del costume maschile giapponese ed anch’esso era utilizzato dai samurai nel periodo feudale. Sando significa messaggero, così il nome Sandogasa significa tradizionalmente “Cappello del Messaggero”.

Sugegasa: Cappello tradizionale a cono dei contadini cinesi che lavoravano sotto il sole nelle risaie. Corrisponde al nome più comune per descrivere il cappello orientale conico.

Torioigasa: Ennesima variante del cappello di guerra dei samurai nel periodo feudale. E’ chiuso con un nodo stretto sulla cima ed è tipicamente fatto di paglia.

Takuhatsugasa: Il tipico “Cappello del Monaco” indossato spesso dai monaci buddisti nei loro ritiri spirituali e nelle loro lunghe camminate. Nella sua costruzione si usa quasi sempre il bambù.

Yagyūgasa: Variante di Sugegasa. Si hanno poche fonti che testimoniano l’utilizzo e la struttura di questo antico copricapo.

Roningasa: Anche detto “Cappello del Riso”. Era indossato dai viaggiatori, dai samurai e dai contadini. Spesso veniva fatto un buco sulla parte frontale del tessuto del cappello per consentire la visione durante il cammino. Ciò veniva fatto anche per non essere riconosciuti e per nascondere il proprio volto in pubblico.

Ajirogasa: Cappello che, più che essere strutturalmente a forma conica ricorda la forma cilindrica. Forse veniva indossato durante i duelli per proteggersi meglio il capo dagli urti.

LA STRUTTURA:

Spesso vengono intrecciati rami di bambù e viene fissato mediante una stringa di tessuto di seta che passa sotto il mento. Internamente è presente un’altra fascia che non lo fa muovere sulla testa e, grazie alla sua sofficità nella parte interiore permette ampi movimenti senza subire danni o graffi.

L’USO:

Presenta una forma a cono, questo poiché veniva usato inizialmente come elemento di protezione dal sole e dalla pioggia, grazie alla sua grande ampiezza di copertura. Inoltre veniva utilizzato principalmente dai contadini del sud-est asiatico, i quali erano abituati a passare parecchie ore nei campi e nelle risaie e dovevano sopportare le alte temperature e le condizioni più umili.

L’USO IN OCCIDENTE:

Dal punto di vista occidentale questi cappelli mettono in risalto la situazione comica delle società orientali. Questi cappelli vengono venduti ed utilizzati nelle feste di carnevale e con spirito di festa, senza che si prenda in considerazione l’aspetto storico e usuale delle caratteristiche di questo copricapo.

Questo post che all’inizio poteva risultare banale testimonia che non esistono argomenti più importanti di altri.

“Anche nel piccolo e nell’inesplorato si possono scoprire infinite vie per la conoscenza”.

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